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I re di Trapani

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Storicamente Trapani ha sempre amato la monarchia. Tralasciando i re d’un tempo che nella città falcata lasciarono arte e storia, basta guardare agli ultimi due secoli per capire come il trapanese abbia un particolare feeling con l’uomo che li comanda o che almeno dice di farlo in nome e per conto loro.

Nei primi anni del secolo scorso, il trapanese Nunzio Nasi fu acclamato a gran voce quale vittima dell’odio giolittiano che gli avrebbe negato la scalata alla Presidenza del Consiglio. Libri, poesia, canzoni dedicate a Nasi hanno riempito la memoria cittadina ma coloro che hanno avuto la possibilità o per meglio dire la voglia, di studiare Nasi su testi non editi da trapanesi, hanno scoperto che non si trattò di una vittima della giustizia, un perseguitato dai magistrati dell’epoca ( tema questo che non passa mai di moda ) ma uno dei tanti italiani che ha cercato di guadagnare il più possibile dai suoi incarichi e che, una volta “ beccato “ , ha organizzato un complesso sistema informativo tale da farlo passare per vittima più che per colpevole. Nasi, rispetto agli attuali politici si macchiò di reati più leggeri ma non fu un santo e neppure un benefattore, mentre fu sicuramente su un massone come alcuni trapanesi lo sono ancora oggi.

Con l’avvento del fascismo, il bisogno della figura paterna per i trapanesi fu messo da parte. Mussolini era il padre degli italiani, un padre un po’ particolare ma sempre papà era e come tale amato incondizionatamente. I vari podestà (i sindaci del ventennio) altro non erano che fotocopie del duce. Il vero papà per i trapanesi era l’uomo di Predappio. Neppure le migliaia di concittadini morti sotto le bombe della seconda guerra mondiale scalfirono l’amore verso Benito. A Trapani non sbarcarono gli alleati, non vi fu la Resistenza, insomma qualche morto c’era stato ma per colpa degli americani, degli inglesi e dei francesi , non certo per opera del pelato donnaiolo romagnolo.

Nel dopoguerra, al papà si sostituì mamma Democrazia Cristiana. Nei comizi elettorali a Piazza Marina o in Piazza Scarlatti c’era poca gente per i candidati socialisti  o comunisti, qualcosa in più per i repubblicani e i liberali,  tanti invece quando parlavano i democristiani e adunate oceaniche per Giorgio Almirante, leader del MSI, che dal fascismo non prese mai le distanze. Ma non erano ancora gli anni novanta e tra un sindaco democristiano e l’altro , mamma DC guidò i suoi figlioli sino a quando sul cielo d’Italia e di riflesso su Drepanum non brillò la stella di Arcore.

Con l’avvento di Forza Italia , Trapani riebbe bisogno della figura paterna. Persino nella processione dei Misteri si fece fuori la semplicità popolare di vinattieri di professione ( gli unici ad esser legittimati da  atto notarile con la  concessione del gruppo “ Ascesa al Calvario “ ) e la corrente forzista di Tonino D’Alì prese la gestione del gruppo e ancora la detiene. La società stava cambiando e se le tette berlusconiane riempivano l’etere, a Trapani bastava farsi vedere sotto le aste dei Misteri ! E con Forza Italia si ebbe un re davvero prezioso per la città. Fu il decennio di Mimmo Fazio, uno dei sindaci più amati d’Italia secondo il sondaggio di un noto quotidiano nazionale. La città cambiò aspetto : arrivarono le regate veliche, si sistemò  la vecchia Trapani ma come al solito qualcuno se ne avvantaggiò. Chi possedeva una casa tra i topi in via Mura di Tramontana e l’aveva venduta  con fatica e per pochi euro o lire , scoprì che quelle vecchie mura con la nuova città valevano dieci volte tanto.

Come funghi sorsero i B & B,  Ryanair fece volare a Trapani cittadini da tanti posti d’ Italia e d’ Europa. Una grande meravigliosa apparenza che però non risolse i problemi strutturali del territorio come acqua e lavoro ma nel “ panem et circenses “ tutto andava bene. La famosa cena blindata per le regate veliche al Corso Vittorio Emanuele fu il simbolo di quella “ Trapani da bere “  come una celebre pubblicità aveva coniato per la Milano craxiana . Era la Trapani di Fazio, di D’Alì e del vescovo Miccichè e anch’essi come Nunzio Nasi furono e sono oggetto delle indagini  della giustizia. Era la Trapani di Vittorio Morace, chiamato da Fazio a sanare la squadra di calcio e che grazie al comandante napoletano che di calcio ne sapeva quanto io di cricket , portò il Trapani dall’ Eccellenza alle porte della A . Più di un decennio di gloria, di sfarzi, di esternazioni di eterna e imperitura gratitudine con proposte in apparenza comiche ma psicologicamente non tali di dedicare al comandante piazze  e stadio.

Purtroppo le “antidemocratiche” leggi italiche non permisero a Mimmo Fazio di esser continuamente sindaco di Trapani con l’approvazione entusiasta del popolo e così i due detentori del potere cittadino, D’alì e lo stesso Fazio , individuarono in Vito Damiano un “ personaggetto “ da mettere sulla poltrona di primo cittadino . Le foto dei tre al Corso Vittorio con la compagnia di Angelino Alfano giravano con orgoglio sui social. Una volta eletto, però, il presunto personaggetto che comunque era generale e non avvezzo a ricevere ordini, non accettò di essere solo un “ pupo “ e dal grande amore scoppiò la grande guerra . Damiano fu per colpa sicuramente sua ma abilmente sponsorizzata dai suoi ex amici , considerato un’ autentica sciagura, in attesa che il re potesse tornare.

Ed il re era pronto. Perso per strada l’amico senatore alle prese con altre vicende,  Fazio ottenne l’entusiastico appoggio di Vittorio Morace e consorte, in prima fila alla presentazione del suo comitato e con tanto di giro di campo al Provinciale.  La città si apprestava a ritornare sua quando i soliti magistrati cattivi ruppero il giocattolo. Dopo Brescia-Trapani ,  i granata retrocessero e con loro anche Fazio ! In un mattino di primavera inoltrata Trapani doveva rinunciare al ritorno del suo re e a rendersi conto che forse la squadra di calcio non avrebbe più giocato in serie… A !

Sconfitto ma sicuro del suo popolo, Fazio si impegnò affinché la città che amava non avesse un sindaco . “ Muoia Sansone con tutti i filistei “. Arrivò il Commissario (non Maltese) che da buon magistrato condusse con onestà il compito assegnato, ridiede le luminarie natalizie (grande cruccio cittadino) ma pretese di decidere che da un giorno all’altro Trapani potesse allinearsi a tante città d’ Italia con la raccolta differenziata!

Ma c’era ancora uno dei re,  Morace, l’unico rimasto della Trapani d’oro a dar speranza ai trapanesi devoti. Fu nei primi giorni di giugno di quest’anno  che il comandante gettò ufficialmente la spugna,  una spugna che aveva già cominciato a strizzare per metter da parte,  in quel pomeriggio della fine dei sogni, ma ai trapanesi importava avere il re chiunque esso fosse.

E come nelle migliori favole il re è arrivato e i  trapanesi sono oggi felici. Non ha alcuna importanza se si tratta di uno “straniero” ( come definito da mister Pabbe ), non ha alcuna importanza se la sua  vittoria ha avuto preoccupanti percentuali bulgare e se in quelle liste che l’hanno sostenuto c’era di tutto e anche di più. Trapani aveva bisogno del suo re e il re oggi c’è !

Buon lavoro Giacomo Tranchida e si ricordi che i trapanesi le saranno devoti solo perché hanno bisogno della sua guida paterna non delle sue idee.  Appena eletto ha già commesso il primo errore, offrendo il porto a quella nave di ricchi croceristi dell’ Aquarius. I suoi concittadini amano l’uomo forte ( per questo l’hanno eletta )  e Salvini lo è ! Trapani non è Valderice e neppure Erice. Tolga i sacchetti della spazzatura dalle strade , faccia di tutto per ridare un presidente alla squadra di calcio si faccia vedere in giro con la sciarpa granata ma scaramanticamente eviti i giri di campo ! Non si avventuri però in imprese culturali , non cerchi di porre un freno al degrado della processione dei Misteri, lasci che la città si lasci cullare dalla sua presenza paterna. Faccia il padre-padrone se vuol continuare e non il padre che cerca il bene dei suoi figli .

 A Trapani e non lo dimentichi caro Sindaco, il vento soffia forte e cambia direzione velocemente.

Al prossimo re !

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